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Osteria dala FRANCA – Corezzo – Bibbiena AR

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Siamo finalmente andati a conoscere i successori “dala Franca “ che ha coltivato, fino alla sua dipartita, la passione e la tradizione dei tortelli casentinesi alla piastra, quelli famosi di Corezzo, dove si svolge la tradizionale sagra.
Ma la Franca, non era solo colei che
 
manteneva la cultura dei tortelli alla piastra, ma anche la tradizione della pasta fatta in casa pure ripiena di patate e dei ravioli 🥟 di ricotta e spinaci. La ricerca continua di prodotti locali e naturali.
Tutte tradizioni che oggi, dopo un intevallo organizzativo, sono state riprese, approfondite ed affinate dal suo nipote Mattia che con la moglie Daiana hanno voluto tenere vive tutte le tradizioni culinarie della nonna e di Corezzo.
Stamani su segnalazione di Barbara Secco, che ringraziamo tanto, ci siamo diretti verso il casentino, sicuri come eravamo che il tempo fosse favorevole e dopo una necessaria prenotazione telefonica…
Ci siamo presentati a Daiana, una ragazza carinissima e solerte, mamma di tre bambine, che subito ci ha detto che almeno tre tavoli erano da attribuire a membri del gruppo, che avevano tutti letto le notizie di Barbara Secco e la conferma della prenotazione dei Ministri..
Infatti dopo pochi minuti sono arrivati e si sono presentati Stefano e Silvia, con i quali non ci si conosceva prima, ma con i quali abbiamo trovato subito sia un filling personale, che quello riferito al cibo, condividendo parecchi gusti.
Il locale, che é sobrio ed adatto all’ambiente, con una toilette assolutamente perfetta…è stato l’idale sede per capire fino in fondo tutto quello che era necessario conoscere. Più precisamente che Mattia e Daiana non scherzano affatto, dotati come sono di una vera determinazione e di una gran voglia di accogliere, di piacere, di fare bene e di applicarsi, alla ricerca, anche esasperata a volte di cibo naturale locale e tipico. Dal formaggio, al prosciutto di maiali consumatori di ghiande locali e del sottobosco casentinese, alla carne, marmellate di mirtilli locali… e cosi funghi, tartufi ed altro.
Gia’ dal saluto della cucina, un salamino di cinghiale, con un buon prosecchino, abbiamo capito cosa ci stava per succedere.
Subito siamo andati a filmare in cucina la preparazione dei nostri Tortelli ed abbiamo scoperto che la piastra su cui vengono posti per la cottura, altro non è che una lastra di pietra, quelle per i tetti dell’antichità… grigia chiara e che vedete nel filmino girato ad hoc..
Abbiamo sentito un profumo di antico.. fuoco, tortello sulla pietra, prosciutto appena tagliato..uuhhmm!!
Siamo subito corsi al tavolo per l’assaggio del tortello che va assolutamente mangiato col prosciutto crudo del casentino, eccellente profumato, morbido e non troppo stagionato e che ha anche uguagliato il gusto del Tortello realizzato con i segreti della nonna Franca ( di cui nessuno parla..ricetta segreta).. il vino rosso romagnolo ci stava perfetto con quel cibo !!!
Fino alla fine abbiamo capito che poteva essere un godimento continuo, infatti cosi è stato. Filetto che sembrava la ciccia della mia mamma quando voleva che crescessi. Cavolo cappuccio rosso fatto al forno, mentre nel tavolo dei vicini scorrevano mugolii di gusto di fronte a piatti con porzioni generosossime di ravioli al sugo di funghi…
Poi dolci con con marmellata di mirtilli e crema pasticcera.
Insomma magnifico tutto, anche il nostro conto assai contenuto per cotanta squisitezza.
Abbiamo fatto incartare per portarlo a casa, una porzione del cavolo cappuccio rosso e bianco dal sapore antico
La giornata, che era cominciata con una visita al minuscolo paese e colloqui con gli abitanti ( pochi..), si è conclusa con una panchinata a chiacchiera per approfondire la nostra conoscenza con Stefano e Silvia, due membri attivissimi del nostra gruppo, assai affabili ed empatici con i quali abbiamo condiviso le opinioni sul ristorante ed i suoi sapori ed ai personaggi conosciuti. Oltre a tante altre cose..
Tutti insieme in coro, come poche volte accade, abbiamo gridato il nostro “ ci va andato “, allontanandosi da un giardinetto di fronte al ristorante con area attrezzata per i bambini.
Tutte le domeniche dovrebbero passare cosi, in visita ai nostri borghi linguazzando golosità uniche.
I ministri 😃 soddisfatti

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Decotto di rapa, come prepararlo e perché fa bene

 

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pa13Patrizio Gabutti per mangiare bene

 

 

Quando si ha la tosse, grassa o secca che sia, o i primi sintomi del mal di gola si fanno sentire, meglio andare dal fruttivendolo e comprare qualche rapa. Fare il decotto è davvero semplice e il risultato è garantito..

 

 

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Italiani e cibo, i 10 piatti di pasta preferiti da chi vive nel Belpaese

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Dicono che sia il cibo migliore del mondo e noi che abitiamo nel Paese non possiamo che essere d’accordo. Quello tra italiani e cibo è un rapporto molto profondo.

Un legame fatto di profumi e sapori che riportano all’importanza della famiglia e ai pranzi della domenica. Noi italiani facciamo tutto a tavola: ridiamo, discutiamo, flirtiamo e viviamo la quotidianità ed è importante ricordarsi che non è così in tutto il Mondo.

Uno studio campione su 14.000 persone intervistate ha dato vita a questa classifica, che riguarda i piatti di pasta più amati dagli italiani: carbonara, lasagne, pasta fresca con i sughi della tradizione, quali saranno le 10 pietanze selezionate come rappresentative del gusto nostrano?

Difficile scegliere tra questi piatti della tradizione, che da nord a sud ricoprono la Penisola di gusto e ci ricordano che tra tutti i cibi esotici, seppur buonissimi e gustosi, la pasta è sempre la pasta!

Vediamo insieme la classifica dei 10 piatti di pasta preferiti dagli italiani:

 

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Il Galateo a Tavola

 

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Il Galateo a tavola

Il galateo a tavola sembra un argomento molto lontano dal quotidiano.

Oramai a casa, le cene di lusso non si organizzano quasi più e se molti usi sono scomparsi, altri risultano troppo antiquati.
Tuttavia il galateo a tavola non fa riferimento solo agli eventi di gala.

Ci sono regole che possono tornarci utili anche nelle cene con amici; dei piccoli trucchetti del buon comportamento e di galanteria che possono rendere i momenti a tavola più brillanti e piacevoli.

 

 

segui l’articolo di Monia

https://storiadellamodafemminile.wordpress.com/2014/12/17/il-galateo-a-tavola/

Il Raviolo, la sua storia..

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I Romani sicuramente non conoscevano il raviolo, ma preparavano dei piatti che potevano essere già considerati progenitori della pietanza. Una ricetta del cuoco romano Marco Gavio Apicio chiamata “patinam apicianam sic facies“- torta di Apicio -,  era già una specie di raviolo.

 

Secondo gli storici dietro al termine raviolo ci sono diversi equivoci. Dall’interpretazione dei testi medievali sarebbe possibile comprendere che il nome “raviolo” poteva essere sia sinonimo di tortello, quindi un ripieno avvolto nella pasta, che indicare una sorta di impasti o polpette modellate a forma di uovo, cotte in brodo o in grasso.

 

Le nascita del termine “raviolo” avrebbe diverse interpretazioni, ad esempio una lo farebbe derivare da “rabiola” cioè piccola rapa, un’altra da “rovigliolo” nel senso di groviglio (per il ripieno). Ma quella che più ci piace, anche se non esistono documenti che la confermino, è l’ipotesi che il raviolo sarebbe stato concepito a Gavi Ligure, quando questo paese-roccaforte apparteneva alla “Repubblica di Genova”, il suo primo cuoco sarebbe stato un tal “Ravioli”, che è appellativo di famiglie tuttora residenti in zona.

Il raviolo è l’unica pasta ripiena di cui si abbia notizia nei secoli XII e XIII. Secondo quanto si legge su “Paesaggio agrario in Liguria”, in un contratto della fine del millecento, un colono savonese si impegna a fornire al padrone un pasto per tre persone, alla vendemmia, composto di pane, vino, carne e ravioli. Nel ‘200 Genova comincia a diffondere i ravioli, anche grazie agli scambi che si facevano nelle “fiere”.

Il “raviolus” giunge a Parma prima della fine del secolo (cronaca di Fra Salimbene), e verso la metà del ‘300 il Boccaccio lo esalta nel Decamerone fra le leccornie del Paese della Cuccagna:
“…stava genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e ravioli e cuocerli in brodo di capponi…”.
Anche nelle famiglie più povere, una religiosa attenzione è da sempre destinata alla preparazione di questa pasta fresca all’uovo ripiena, il cui nome cambia (raviolo o agnolotto) a seconda della posizione geografica e dei diversi ingredienti contenuti (i più diffusi sono ricotta, spinaci e noce moscata).

 

 

Il risotto alla crema di peperone

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pa13Patrizio Gabutti per Mangiare Bene

 

Sul suo profilo Instagram condivide ricette dolci e salate. Ama la cucina fresca e leggera, semplice ma creativa.

Si chiama Laura Fava e si mette in gioco giorno dopo per giorno seguendo la sua grande passione per i fornelli.

Ha realizzato una ricetta facile e veloce, un risotto alla crema di peperone che può essere preparato per le diverse occasioni, dal pranzo in famiglia alla cena in compagnia di amici.

Come preparare il risotto alla crema di peperone

Per la preparazione del piatto per 4 persone occorrono:

320 gr di riso Carnaroli invecchiato 12 mesi

960 ml brodo vegetale

3 peperoni gialli

2 peperoni rossi

1 confezione di jocca

1/2 bicchiere di  vino bianco

Olio evo e sale q.b.

Grana grattugiato e paprika ungherese q.b.

Burro q.b. per la mantecatura

 

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Condire le verdure in estate

Vinaigrette and ingredients, salad dressing with oil, vinegar and mustard

 

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Quando olio e sale non vi soddisfano più, provate a condire insalate e verdure con i dressing. Ecco quelli più buoni per l’estate

Questa è la stagione delle insalatone e delle enormi porzioni di verdure al vapore, un po’ perché si ha meno appetito, un po’ perché si ha voglia di mangiare solo cibi sani e leggeri.
Almeno sui condimenti possiamo un po’ sbizzarrirci, però, e quindi se avete voglia di dare un tocco di gusto in più alle vostre verdure, preparate dei dressing freschi e profumati.
Ecco qualche idea per voi.

 

 

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