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Dieta detox: come depurarsi dopo le vacanze estive

 

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Ora, una dieta, per essere depurativa e detossificante, deve permettere una rapida eliminazione delle tossine e ridurre al minimo l’introduzione di nuove. Per farlo, specifica la dottoressa, “deve naturalmente sostenere la funzionalità di tutti quegli organi deputati all’eliminazione di scorie, quindi fegato, reni e intestino, sovraccaricati dagli eccessi alimentari”.

 

 

 

 

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A PROPOSITO DELL’AUTORE

Elena Rizzo Nervo

Elena è nata a Bologna, dove vive e lavora. Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, nutrizione e alimentazione e illegalità alimentare. Il suo piatto preferito é il Gateau di Patate, “perché unisce gusto e semplicità e conquista tutti”. Per lei in cucina non può mancare una bottiglia di vino, “perché se c’è il vino c’è anche la compagnia…”

 

 

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10 TRUCCHI PER NON SBAGLIARE LA COTTURA DEL PESCE AL FORNO

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Quando si tratta di ricette a base di pesce è difficile sbagliare, il pesce è sempre buono. C’è una cottura, però, che mette d’accordo sempre tutti, molti la preferiscono, non solo per il gusto, ma anche perché più semplice e veloce da realizzare: il pesce al forno.
Abbiamo voluto approfondire la cosa per voi, vediamo, quindi, quante tecniche esistono e quali sono le 10 dritte che possono essere utili per ottenere un risultato ottimale.

 

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http://www.ilgiornaledelcibo.it/pesce-al-forno/

 

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Il Formaggio in Montagna e nel Maso : il Graukase – Storia del formaggio

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pa1Patrizio Gabutti per Mangiare Bene

 

 

Il lavoro domestico: fare il formaggio *

Nell’ambito dell’economia del maso il formaggio non rivestiva quel peso che ha tradizionalmente in altre zone di montagna, gli altipiani veneto-trentini in primis. In generale si può affermare che i formaggi sudtirolesi erano in genere più leggeri e magri in quanto la lavorazione del latte era innanzitutto indirizzata alla produzione del burro, pilastro della cucina e fonte irrinunciabile di grassi nell’alimentazione di popoli che non conoscevano l’olio, tanto meno d’oliva. In Val Venosta la produzione di formaggi di malga e cagliati era più radicata nella cultura locale grazie alla vicinanza con la Svizzera. Le malghe della Val Pusteria e dell’alta Valle Isarco erano invece note per il formaggio grigio, che veniva prodotto con lo scarto della produzione del burro. Anche per questo motivo veniva prodotto in casa.
Più che un singolo prodotto il termine Graukäse sta a indicare una famiglia di formaggi (i Sauerkäse), derivanti dal formaggio Hand (così chiamato perchè un tempo veniva modellatato a mano), il quale fu capostipite dei formaggi a coagulazione acida di latte magro. Da questo particolare tipo di lavorazione oltre al Graukase si ricavano il Quargel, Hartzkase, il Kochkase e altri ancora, dalla produzione tipicamente famigliare e con nomi che variano a seconda della zona del Tirolo.
Ha un’origine antichissima ed è forse il più magro dei formaggi: la materia grassa sul residuo secco non supera il due per cento. Viene prodotto lasciando semplicemente inacidire il latte avanzato dalla produzione del burro, senza far uso di caglio. Ne deriva una massa granulosa, da pressare in pani, in cui durante la stagionatura tendono a svilupparsi muffe grigio-verdi, dalle quali prende il nome. Per trovare i primi documenti scritti sulla presenza di questo formaggio di latte vaccino bisogna risalire almeno al 1325, e consultare i registri di Castel Badia (Sonnenburg), che per secoli ospitò un convento per le figlie della nobiltà locale. Ad esse spettavano le decime più golose, spesso in prodotti naturali, tra cui, ovviamente il Graukäse, e specialmente quello di Rio Bianco, considerato il migliore.

Un piatto di Graukase e cipolla oggi.
Negli ultimi decenni, l’invasione di formaggi di valle e di latteria ha relegato lentamente la produzione del Graukäse quasi esclusivamente all’ambito domestico, nei masi di montagna e in un paio di latterie sociali, che utilizzano però latte pastorizzato e fermenti.
Il Graukaese non ha crosta e la pasta si presenta marmorizzata, con nocciolo interno bianco-gesso che, a seconda del grado di maturazione, può diventare giallo e untuoso.
Ha un sapore amarognolo ed un aroma molto intenso; risulta un pò secco al palato e per questo motivo viene generalmente condito con aceto, e talvolta anche con olio ed erbe aromatiche, sale e pepe a piacere. E’ tradizione che il Graukäse venga mangiato così condito assieme a fette di cipolla bianca e a una pagnotta di segale, dopo un periodo di riposo affinchè il formaggio maceri per bene.

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Per la storia del formaggio in generale, ti consigliamo di cliccare su questo LINK

http://www.formaggio.it/la-storia/

 

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COME FARE IL RISOTTO: 10 TRUCCHI UTILI

 

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Crema di scampi, funghi porcini, ortiche o zafferano: come lo fai e fai, il risotto ha sempre il suo perché. Eppure la perfetta mantecatura non è affatto semplice. Quindi, come fare il risotto per ottenere un buon risultato? E tra i tanti tipi di riso, qual è il migliore per cucinare questo piatto? Il brodo è meglio aggiungerlo caldo o freddo? E la fiamma deve essere dolce o alta? In questo articolo vi sveliamo 10 trucchi per rendere il vostro risotto perfetto.

 

A PROPOSITO DELL’AUTORE

Monica Face

Di origini napoletane, è nata e vive a Roma. In passato ha collaborato con vari settimanali, tra cui “Di più”; “Di piùTv Cucina”; “RadioCorriere Tv”; “Onda Tv”; “Messaggero Tv”. Oggi invece si dedica anima e corpo al suo blog, “Che cavolo cucino, oggi?”. Il suo piatto preferito è la parmigiana di melanzane, “perché è un ricordo d’infanzia e perché”, dice, “quando aspettavo il mio bambino avevo sempre voglia di melanzane”. Nella sua cucina non possono mancare il pane (che prepara in casa) la frutta e il caffè, “perché altrimenti… il pasto non è finito”.

 

 

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http://www.ilgiornaledelcibo.it/come-fare-il-risotto-10-trucchi/

 

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5 TRUCCHI PER FARE DELLE PATATE PERFETTE IN OGNI OCCASIONE

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Uno dei contorni più utilizzati in cucina sono le patate: fritte, al forno, lesse, al microonde. Piacciono sempre a tutti, grandi e piccini, nessuno è in grado di rimanere indifferente di fronte alla delicatezza del loro sapore. Inoltre, vanno bene per ogni occasione, dalla festa di compleanno, alla cena in famiglia ma anche per un pranzo più formale di lavoro. Chiunque, anche i meno pratici in cucina, è in grado di realizzare un contorno di patate, ma siete sicuri di saperlo fare alla perfezione? Croccanti e poco unte? Dorate e mai molle? Ecco per voi alcunitrucchi su come fare le patate per un risultato assicurato!

Come fare le patate:  trucchi per non sbagliare mai

 

A PROPOSITO DELL’AUTORE

Elisabetta Pacifici

Elisabetta è nata a Roma, dove vive e lavora. Per Il Giornale del Cibo si occupa di cultura, cibo, cinema e curiosità. Il suo piatto preferito è il risotto, perché si può fare in moltissimi modi e non annoia mai. In cucina non posso mancare le erbe e le spezie, perché sono il tocco in più che rende unica qualsiasi preparazione.

 

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pa1 Patrizio Gabutti per Mangiare Bene

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Preparato di verdure per soffritti

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Come fate voi quando dovete preparare un soffritto con cipolla, carota e sedano?
Le carote nei supermercati vengono vendute in vaschette da un chilo e il sedano è intero. Ma se a me serve solo una carota ed un piccolo gambo di sedano? E del resto cosa me ne faccio?
Allora ho pensato di farmi una super scorta di “monodosi per soffritto”.
Vi assicuro, è una grandissima comodità. Lavorerete una sola volta ma il preparato vi durerà moltissimo tempo, quando vi servirà dovrete solo prenderlo dal congelatore.

Comodissimo anche per fare una minestrina veloce.
Un dado, una dose di verdurine ed ecco pronta una pastina certamente più saporita.
Mi saprete dire…
andate al Link di Lorena ” Briciole di Sapori”, dove troverete tutti i dettagli…

 

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Briciole di Sapori per Mangiare bene Arezzo…grazie Lorena

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La carne di Kobe: ecco quello che dovete sapere prima di parlarne

pa1Patrizio Gabutti per Mangiare Bene

 

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Kobe: questo sconosciuto! No, non è il titolo di un nuovo saggio sulla carne, ma è la sintesi di uno degli argomenti che più di ogni altro è al centro dell’ attenzione, per quanto riguarda la cucina giapponese. Questa particolare e pregiatissima qualità di carne proviene da una rarissima razza di manzo, caratterizzata dal distintivo colore nero e dalla mole imponente. Questi animali infatti furono introdotti in Giappone al fine di coadiuvare i contadini nella pesante coltivazione del riso gohan. Nel diciannovesimo secolo i giapponesi cominciarono a consumare questa carne e ne rimasero affascinati dalla sua tenerezza e dalla distintiva marezzatura. Il nome esatto della specie è Kurolem Wagyu o Tajima Wagyu, ad indicarne proprio la caratteristica colorazione nera, la parola Kuro in giapponese significa per l’ appunto nero. Kobe è semplicemente la città situata nella prefettura di Hyogo, divenuta famosa per l’ allevamento del Wagyu.

 

 

link all’articolo….segue

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