Lo Shiraz / Syrah -WINERY- di Leonardo Valentini- prima parte

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Lo Shiraz / Syrah: Il racconto  d’una pianta e d’un vino antico, riscoperto nella valle del Rodano  ed esaltato da toscani e siciliani, ma anche da australiani ed africani (del sud). 1^ puntata

La regione di Fars dove i monti Zagros arrivano quasi al Golfo Persico, era nota con il romanico nome di “Ponte della Persia”. L’antico centro commerciale di Persepoli non esisteva più, ai tempi di Traiano ( che ci arrivo’ vicino), ma Shiraz ne aveva preso il posto. Oggi il suo nome è anche quello delle sue uve più nobili. Shiraz, a 1500 metri s.l.m. ma a soli 150 chilometri dal mare, aveva la giusta combinazione di fattori per diventare una località vinicola di successo: condizioni favorevoli per la coltivazione e luogo ideale per servire i mercati del “mare nostrum”, dei regni dei Parti-Sassanidi e della penisola indiana.  Nessuno sa da quanto tempo esistano questi vigneti. E’ possibile che abbiano avuto un’origine indipendente dalla preistoria, oppure che siano le ultime vestigia dell’influenza greca dai tempi di Alessandro Magno.  Al British Museum, c’e’ un bellissimo vaso sassanide del VI secolo d.c., che la dice lunga sull’importanza del vino in Persia, poco prima dell’avvento dell’Islam.: anche a Costantinopoli gradivano quel vino.

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Poi successe l’incidente:  l’unico versetto del Corano su cui si basa la proibizione del vino, fu dettato, secondo la prima tradizione orale, in seguito ad un incidente avvenuto a Medina, mentre i discepoli di Maometto erano riuniti a bere vino dopo una cena. Uno dei seguaci del Profeta, cominciò a recitare una poesia irriguardosa nei confronti della tribù locale, per cui un medinese “permaloso” prese un grande  osso appena sgranocchiato e colpì il commensale ferendolo. Maometto ne fu disturbato e chiese consiglio all’Onnipotente su come mantenere l’ordine tra i suoi discepoli. La risposta fu:” Oh Credenti, il vino ed i giochi d’azzardo, gli idoli e le tavolette divinatorie, sono infamie inventate da Satana. Evitatele, così che possiate prosperare… E cosi’ avvenne. Durante la sua vita, Maometto puniva con quaranta sferzate chi violava la sua proibizione di bere vino.  Le sferzate furono ottanta sotto uno dei suoi successori, Il Califfo Omar. Nel 636 l’esercito arabo conquistò la Persia e tutto il suo vino fu gettato via ( la scena si ripeté nel 1979 quando le cantine degli alberghi di Teheran furono saccheggiate e le loro riserve – ahimè – distrutte).  Ma ancora nell’’800 il poeta bacchico Abu Nuwas diceva che per i persiani il paradiso si chiama Khoullar, alludendo ad un villaggio vicino a Shiraz, che forniva vino ai califfi di Bagdad.  Di quel che avvenne, poi, dello Shiraz, si sa più poco, fino a quando, nel diciassettesimo secolo arrivarono i mercanti europei che fecero ottimi affari esportando il vino Shiraz verso i Moghul dell’India, trasportandolo in bottiglie ricoperte di paglia ( i primi fiaschi!).  La Persia produceva con orgoglio i suoi vini di Shiraz e della Battria e le comunità  cristiane ed ebree tenevano in piedi questa tradizione agricola. Gli stessi mercanti francesi, cominciarono ad impiantare le viti di Shiraz lungo l’alta valle del Rodano, accanto ad altri “cépage” che stavano lì fin dai tempi dei romani e poi dei monasteri.  Parigi era uno dei mercati più importanti già nel seicento. Ed i vini del Rodano volevano contrastare i concorrenti della Gironda nel vendere vino a Versailles.  Che un vitigno d’origine mediorientale fosse impiantato dai “galli” nella valle del rodano è noto fin dai tempi dei fenici e dei greci che fondarono Marsiglia, ma che fosse il vero Shiraz, non è provato. Sicuramente, fu l’imperatore l’imperatore Marco Aurelio Probo che, due secoli dopo la proibizione di Domiziano emessa nel 92 d.c. per difendere il vino italiano, permise nuovamente ai galli di piantare viti oltre le Alpi. Fu proprio nel terzo secolo, infatti,  che i vitigni dell’asia minore e siciliani, via Siracusa, rientrarono da Marsiglia, nella Gallia Narbonensis risalendo il Rodano.  In Francia c’è ancora chi ipotizza che il nome Syrah provenga proprio da Sira…cusa. Poi, dopo i secoli bui, furono i monaci a riprendere sistematicamente la coltivazione delle viti di Syrah ( ormai, aveva definitivamente cambiato nome), lungo il Rodano tra Avignone e Lione. I ceppi più ricercati, crescevano nella regione de l’Hrmitage, un centinaio di chilometri a sud di Lione, dove il fiume Isère si getta nel Rodano.  Fu un cavaliere francese, che, dopo le sue fatiche nelle crociate contro gli albigesi, ebbe il permesso da Bianca di Castiglia a stabilirsi in quella zona a coltivar le viti. Ancora oggi,  uno dei migliori vini del Rodano è l’Hermitage La Chapelle: un Syrah, lontano erede di quegli antichi ceppi impiantati da  Gasparre di Sterimberg, il “crociato pensionato”.

Ma torniamo al seicento ed ai mercanti francesi che riportarono i nuovi vitigni dalla Persia.  Il merito del “salto di qualità del Syrah del Rodano” fu senz’altro di un re di Francia figlio di una Toscana con sangue spagnolo ed austriaco.  Mi piace pensare che è per questo che oggi  il miglior Syrah del mondo si coltiva in Toscana ( eh, eh…). Il re era Luigi XIII figlio di Maria de’ Medici( il suo nonno paterno era Cosimo , primo duca di Firenze ). Accadde infatti che Luigi XIII assaggiò il vino della famosa zona dell’Hermitage .

Gli piacque talmente tanto, che dette l’ordine di farlo arrivare regolarmente a corte. E’ da quel momento che il Syrah del Rodano comincia a competere presso i re di Francia, con il Merlot ed il Cabernet della zona di Bordeax. Al tempo di Napoleone era il vino più costoso di Francia. Non solo, l’Hermitage prendeva regolarmente anche la via di Bordeaux ( la zona dove, miscelare il vino, è diventata un’arte sublime ), per essere mischiato coi vini prodotti nella Gironda. In quel periodo venne addirittura coniato il vocabolo “hermitager le Bordeaux”. Ma per i vecchi cloni di Syrah – e non solo per loro – era arrivata la peste dall’America.  Il devastante insetto della  Philloxera vastatrix fu notato per la prima volta a Lirac, nella valle del fiume Gard, nel 1864.  Dalla Francia la fillossera si espanse  rapidamente in tutta Europa, causando il più grave disastro agricolo dell’era moderna. In parte, i vecchi cloni di vite si salveranno, grazie a Monsieur Planchon di Montpellier, che individua l’origine americana della fillossera e verifica che secoli di convivenza hanno permesso alle viti americane di sviluppare efficaci armi di difesa . Verranno quindi effettuati i giusti innesti con radici di vite americana. La fillossera è sconfitta,  ma la mappa dei vitigni in Europa cambia completamente. Fu anche l’inizio della fortuna dei vini spagnoli editaliani, con i francesi che ci insegnarono a fare il Barolo ed i piemontesi che insegnarono ai toscani a fare il Brunello…ma queste son’altre storie.

( Syrah 2^ puntata : affaire…à suivre )

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